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LE  CAVE  DI  ORVIETO

IL  MARMO  ROSA  DI  PRODO

 

"Estrarre" è un'azione estremamente potente perché implica di per sé un cambiamento radicale ovvero uno scavo in negativo che modificherà irrimediabilmente il suolo, proprio come uno scavo archeologico, seppure ovviamente con finalità diverse.

Se Socrate diffonde tra i suoi discepoli quella voluntas di "levare" o "cavare" il sapere dall'uomo" prendendo a modello metaforico la professione di "levatrice" di bambini esercitata dalla madre, potremmo considerare anche un addetto all'estrazione di cava come una figura preposta ad estrinsecare dal suolo una verità finale intrinseca in una determinata materia sostenendo perfettamente il confronto con la maieutica socratica.

Senza dubbio, il prodotto finale oltre all'oggettività del movente economico, sfruttando quelle risorse messe a disposizione dalla natura, apre scenari che comportano spesso e volentieri anche un elevato impatto su piano esteriore ed è proprio in quest'ottica che ho il piacere di soffermarmi oggi su un grande spaccato di valenza storica perché andremo a concentrarci negli anni del Medioevo ed ancor di più perché cercheremo di entrare nel vivo di alcune fasi che videro come protagonista la mia città, Orvieto.

A pochi chilometri dalla rupe orvietana infatti, lungo le pendici del Monte Peglia troviamo ormai abbandonata, una grande Cava a Cielo Aperto. Ma attenzione perché anticamente le Cave in funzione erano due.

Ecco infatti che un secondo ingresso conduce ad una seconda area di Cava anch'essa ormai dismessa.

Le zone in questione erano destinate alla produzione di "Marmo Rosa" di Prodo. Il nome deriva dalla località ospitante ovvero Colonnetta di Prodo ed il suo marmo è più precisamente un calcare marnoso anziché una roccia metamorfica vera e propria. La combinazione è dettata da una forte componente di calcare ben combinata però anche dall'aggiunta di marna, ovvero una roccia sedimentaria con percentuali quasi paritarie di argilla e calcare.

Il calcare è un minerale composto da carbonato di calcio (CaCO3) e può essere presente in diverse concentrazioni nelle rocce ed è proprio la presenza di calcare ad influire sulla qualità e sulla resistenza della roccia. Ad esempio, le rocce calcaree sono spesso utilizzate come materiali da costruzione perché sono più facili da lavorare e più resistenti alle intemperie. Per questo dunque, se la roccia ha una maggiore concentrazione di calcare rispetto all'argilla è considerata più pregiata proprio per le sue proprietà fisiche e chimiche.

Estremamente interessante è sottolineare come tale formazione geologica sia stata scaturita per mezzo del fondale di un ambiente marino molto profondo, che caratterizzò la zona di Orvieto ben decine di milioni di anni fa.

Ma analizziamo brevemente in che modo secoli fa questo caratteristico ed elegante "Marmo Rosa" chiamato anche "Marmo Rosso" di Sosselvole dal toponimo locale, venne impiegato.

Ebbene, durante lo scorrere dei secoli che scandirono la costruzione della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Orvieto, troviamo impiegato proprio tale materiale sia per ricoprire tratti della pavimentazione esterna del Duomo sia per ricoprire la notevole quantità di spazio destinato alla pavimentazione interna ma anche attraverso mosaici applicati sulla facciata.

Gli interventi di pavimentazione vennero eseguiti a più riprese negli anni ed un chiaro contributo in tal senso è rintracciabile da un registro contabile medievale dove le fonti indicano alcuni pagamenti probabilmente effettuati per lavori similari presso due artigiani distinti. Il XIV sec. ed in particolare gli anni concentrati dal 1330 al 1347 sono quelli interessati dagli interventi del marmo rosa in Duomo.

Nel 1347 figurano due pagamenti per due commissioni di cui uno di 20 soldi per 4 piedi di lastra lavorata cioè 5 soldi a piede ed un nuovo pagamento di 34 soldi per 8 piedi di lastre lavorate, ovvero 4,5 soldi a piede. Al di là dell'impiego specifico in un monumento di pregio d'eccezione come il Duomo di Orvieto, nuovamente interessante è constatare come tutta la città di Orvieto in epoca medievale costituisse, paradossalmente, una grande cava territoriale unica in quanto numerosi erano i punti in cui lungo le pendici del suo tufo vi erano concentrati punti di scavo dove i blocchi approfittando della facilità della  lavorazione della materia, venivano sia appositamente cavati sia cavati sfruttando i crolli accidentali dovuti a frane o terremoti.

Ciascun materiale veniva estratto inoltre con varie modalità che prevedevano non solo cave a cielo aperto ma anche l'esistenza di gallerie sotterranee o cave a cui si accedeva scavando specifici pozzi proprio appunto in base alle tipologie estrattive.

Ma quali erano le modalità di estrazione utilizzate anticamente?

Sicuramente la forza lavoro era dettata dall'impiego umano ed animale.

Per poter cavare una roccia ci si affidava principalmente a seghe e scalpelli ma la procedura più interessante era quella di produrre dei fori rettangolari nella roccia per incunearvi poi degli assi di legno che una volta bagnati con acqua calda riuscivano a dilatarsi ed a spaccare la roccia. Per trasportare i blocchi di pietra si utilizzavano degli argani azionati da forza umana o animale.

Il blocco veniva quindi legato e fatto scorrere sopra a dei tronchi, i quali rotolando, facilitavano il movimento di tutte quelle tonnellate di pietra. Interessanti quanto curiosi erano senza dubbio questi due approcci piuttosto articolati in quanto nei casi in cui la roccia doveva essere fatta scivolare giù da un pendio, allora si procedeva tramite "abbrivio" o tramite "lizzatura".

Il primo approccio consisteva nel far scivolare giù dal pendio in caduta libera o parzialmente controllata il blocco, ma in questo modo era quasi inevitabile la sua rottura. La lizzatura invece, consiste nel produrre una via sul pendio della montagna, dove venivano fatti scendere i massi previa sistemazione su due travi longitudinali che fungevano da slitta. Per favorirne lo spostamento, davanti alla slitta erano inoltre man mano posati dei traversi di legno trattati in modo da essere resi scivolosi e non appena la slitta passava, questi venivano riposizionati frontalmente.

Queste in breve sono alcune delle testimonianze in nostro possesso oggi, utili a comprendere quanta fatica e complessità di azioni erano necessarie per il trattamento di un materiale simile.

Ma a questo proposito un particolare dettaglio riscontrabile in uno dei due Siti estrattivi, induce a particolari riflessioni.

Lasciato il primo Sito di Cava, mi dirigo al secondo Sito e qui scorgo due catene che emergono dalle sommità delle pareti come due eleganti collane che adornano il collo di questa cava, creando un'immagine suggestiva e d'epoca.

Le catene pendono nell'aria, sospese come un simbolo della storia estrattiva del luogo.

Come potremmo contestualizzarle?

Sicuramente in passato le catene erano utilizzate per creare un sistema di trazione o di freno per i blocchi di pietra che venivano estratti dalla cava.

Potevano essere utilizzate anche per guidare i blocchi di pietra lungo un percorso prestabilito, impedendo loro di cadere o di deviare dalla traiettoria desiderata.

Un'altra possibilità è che le catene fossero utilizzate per sostenere i blocchi di pietra durante la fase di taglio o di lavorazione, garantendo così la loro incolumità.

In particolare, è interessante analizzare come anticamente, soprattutto quando l'energia di sollevamento era fornita da persone e animali, si era soliti terrazzare le cave, in modo che ogni sollevamento avvenisse solo su un terrazzo piuttosto che sull'intera altezza dello scavo, attraverso catene di guida azionate con specifici strumenti.

Queste due Cave riflettono la storia di Orvieto e grazie a questo è possibile risalire al loro grado di antichità dal momento che sappiamo con certezza che nel 1300 erano già in funzione.

Un tragico incidente, tramandato oralmente dagli abitanti del luogo, racconta di un cavatore che subì la mutilazione di una mano a seguito dell'esplosione di una mina.

Questo episodio denota come fino alla fine del novecento circa, le Cave di Marmo Rosa di Prodo continuarono a funzionare e come le tecniche di estrazione, dall'Epoca Medievale ai nostri giorni abbiano subìto, con la tecnica dell'esplosivo, una notevole evoluzione.

 

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CAVA DI MARMO ROSA DI PRODO, SOSSELVOLE "IL CIGLIO DI SCAVO-Dallo Strato Zero in Poi" SITO WEB A CURA DI ILARIA PETTINELLI