LA  MECCANICA  DELLA  VALLE  DELL'ARCIONELLO:

IL  CUORE  DI  FERRO  DEL  FOSSO  LUPARO

 

La Valle dell'Arcionello non è solo un polmone verde ma è un raro corridoio ecologico e storico unico nel Viterbese all'interno del quale la forza della sua selva e l'ingegno dell'uomo si identificano in un equilibrio perfetto.

 

All'interno di questo bosco la roccia vulcanica attraversa una storia di "Antropizzazione Simbiotica".

Oggi sul mio Sito Web voglio mettere in luce un aspetto che viene erroneamente sorclassato da descrizioni per lo più generaliste riguardo l'esistenza dei suoi Siti Rupestri, dei suoi alloggiamenti in pietra e dei suoi Ruderi, tutti elementi qui indubbiamente proliferi.

 

In questo dialogo, andrò a descrivere pertanto, un rilievo diretto sul campo, riguardante una serie di meccanismi inediti che interessano il bacino del Fosso Luparo che custodisce i resti di una ingegneria idraulica d'altri tempi.

 

Quelli che oggi vengono descritti come scomparsi sono strumenti in ferro pieno, attraverso cui veniva azionata una diga il cui fulcro è tutt'oggi rappresentato da un muraglione in peperino strutturalmente integro.

Mentre come detto sopra, si tende a descrivere quest'area come priva di componenti metalliche originali perchè scomparse o degradate, qui possiamo vedere una realtà ben diversa.

Proprio nelle vicinanze del muraglione, qui vengono documentati i componenti meccanici che un tempo governavano l'intero sistema.

Ho rilevato in particolare questi reperti mobili in una dislocazione post operativa  che ci permette di analizzare la fattura originale.

Il primo strumento evidente, è un innesto quadro ovvero il pezzo che oserei dire più significativo, costituito da una testa di manovra con sede femmina a sezione quadrata.

Questo strumento denota il comando, il punto di contatto che esisteva tra l'uomo e la macchina. E' proprio qui infatti che si inseriva la manovella per azionare il sistema a vite semplice che sollevava la paratoia. Essendo ora solo appoggiato alla roccia, ci permette di ammirare la testa rinforzata, progettata per non spaccarsi sotto la torsione necessaria per muovere quintali di peso.

Abbiamo l'Asta di Ancoraggio di Rinvio a squadra, forgiata a caldo. Anch'essa oggi solamente appoggiata tra le foglie e la roccia ma che comunque presenta dimensioni massicce in quanto serviva la stabilità.

La sua forma angolata serviva a trasmettere la coppia di torsione permettendo al movimento di girare l'angolo senza flettere sotto sforzo. 

 

Poi abbiamo un Tirante ad Occhiello che serviva invece il sollevamento. Anche questa Testa di Sollevamento ha un notevole spessore. Questo componente rappresentava il terminale che reggeva fisicamente il carico ovvero il braccio muscolare. 

Considerando la sezione del metallo e la spinta idrostatica del Fosso Luparo in piena, questo sistema era dimensionato per reggere carichi tra 10 -15 quintali.

Abbiamo poi i Perni di Fissaggio Secondari ovvero unici elementi di fissaggio saldamente ancorati nel peperino. Questi piccoli ganci testimoniano il punto in cui il Castelletto di Manovra era letteralmente cucito sulla pietra per non cedere sotto sforzo. (V. Immagine sotto con cerchio bianco).

 

La sopravvivenza di tutti e tre i componenti fondamentali del gruppo di manovra "Manovella, Rinvio e Tirante" permette la ricostruzione meccanica della diga dove il Muraglione rappresenta la fondazione statica della macchina.

Le leve descritte qui operavano sulla cima del muraglione in un perfetto legame strutturale- meccanico.

Il peperino fungeva da base immobile su cui veniva ancorato il castelletto di manovra.

Le leve oggi adagiate sulla roccia erano un tempo sospese sulla cresta del muro ed erano collegate alla paratoia tramite i tiranti che scorrevano nelle guide scavate direttamente nei blocchi del muraglione.

 

In pratica, mentre il muraglione svolgeva la funzione di sbarramento idraulico, la spalla rocciosa adiacente

fungeva da basamento per la meccanica. I perni rinvenuti sulla roccia dimostrano che il castelletto di manovra era ancorato lateralmente alla massa lapidea della forra: una scelta ingegneristica volta a scaricare le enormi tensioni di sollevamento (i 10-15 quintali) sulla roccia viva, preservando l'integrità della muratura.


Ci si potrebbe chiedere perché gli ancoraggi principali si trovino sulla spalla rocciosa e non esclusivamente sulla cresta del muraglione. La risposta risiede nello scrupolo costruttivo dell'epoca: vincolare il gruppo di manovra alla roccia viva permetteva di isolare la muratura dalle enormi sollecitazioni meccaniche del sollevamento, garantendo una stabilità che il solo sbarramento, per quanto massiccio, non avrebbe potuto offrire.

Questo Ferro forgiato dell'Arcionello si pone come certezza meccanica. 

Queste leve sono estremamente integre e denotano una costruzione che non è antica per cronologia ma che è eterna per concezione costruttiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

ARCIONELLO:  VIDEO  IN  LOOP  "LE LEVE DI MOVIMENTAZIONE INEDITE DELLA DIGA"