SISTEMA DI PRESIDI GEOTECNICI
E DI MONITORAGGIO CONSERVATIVO
IN AMBITO FUNERARIO
In archeologia, saper distinguere ciò che non è antico è importante tanto quanto identificare ciò che lo è.
Oserei definire alternativa questa pubblicazione, perché mi offre un'ottima occasione per ribaltare il classico cliché del "mistero a tutti i costi".
All'interno di un bellissimo bosco che custodisce emergenze archeologiche estremamente importanti per la storia etrusca, si trova in particolare una Tomba ipogea scavata nella collina.
La struttura è sormontata da quello che con il tempo è divenuto un maestoso rialzo del terreno composto da terra di riporto, proseguo della già presente copertura originaria che ne segnalava la sacralità e ne garantiva la protezione.
La Tomba si sviluppa attraverso un profondo dromos che conduce alla camera funeraria, ma oggi l'argomento che andremo a trattare qui, sul Ciglio di Scavo, è un Tema Invisibile su cui vale la pena accendere i riflettori.
Ebbene, proprio su questa "calotta" si celano due apprestamenti rettangolari.
Evidenze del tutto ignorate dalla letteratura e dai circuiti turistici, questi incassi occupano una sezione del terreno che mette in risalto il netto dislivello tra il profilo superiore della collina e la Tomba sottostante.
Osservandoli, l'occhio meno esperto potrebbe essere tratto in inganno, associandoli a contesti anch'essi funerari, mentre un'analisi più rigorosa ci porta a escludere la natura funeraria antica, orientandoci verso interventi moderni.
Andiamo allora ad analizzare quali sono gli indizi connessi ai contesti moderni.
Il primo è il netto taglio delle pareti: laddove i bordi sono troppo vivi o squadrati in modo innaturale per l'erosione tipica del sito, il sospetto si fa concreto.
Tutto ciò, ricorda quanto sia fondamentale non cedere alla tentazione dello scoop facile, imparando a distinguere un reale contesto storico da un semplice disturbo moderno del suolo.
L'alloggiamento più imponente sarà lungo ad occhio e croce sui sette metri e presenta, su uno dei lati brevi, un allargamento fino a due metri e mezzo circa.
Il settore di scavo minore misura probabilmente circa due metri e mezzo per ottanta, novanta centimetri di larghezza.
Un dettaglio marcato è inoltre il bordo del rettangolo più lungo, dove si nota chiaramente una fodera in mattoni cotti disposti a correre.
Perché è importante? Questo tipo di laterizio e la precisione della posa sono inequivocabilmente moderni. In una Tomba Etrusca ci aspetteremmo blocchi di tufo squadrati o pareti scavate direttamente nel banco naturale, come avviene nella Tomba sottostante.
Si tratta, con ogni evidenza, di un intervento di consolidamento o contenimento del terreno di epoca recente, tipico di saggi geotecnici o infrastrutture di servizio.
Il taglio è estremamente regolare e pulito, privo di quella lavorazione irregolare e di quei segni di lisciviazione ovvero i piccoli solchi verticali scavati dall'acqua nei secoli che caratterizzano il tufo locale nelle strutture antiche.
Le pareti sono perfettamente verticali, "fresche", come se fossero state realizzate con mezzi meccanici. Il fondo, visibile sotto lo strato di foglie, è piatto, battuto e in alcuni punti rivela un getto di cemento: un vero e proprio "piano di posa", non un piano di calpestio in roccia naturale.
È fondamentale sottolineare che questa gettata non funge da semplice copertura, ma da superficie di controllo strutturale: un'area stabilizzata che agisce come spia per monitorare eventuali movimenti del banco tufaceo. Siamo di fronte a finestre diagnostiche che preservano l'integrità della Tomba sottostante e permettono ispezioni visive o rilievi diretti della roccia senza deturpare l'ingresso monumentale.
La presenza della staccionata in legno tutto intorno suggerisce che l'area sia stata messa in sicurezza per il pubblico e per i lavoratori. Se fossero state scoperte delle tombe vere e proprie, l'area sarebbe ovviamente oggetto di uno scavo stratigrafico protetto in modo diverso, con telai o coperture temporanee ad esempio, o in altro modo.
Sono, in definitiva, apprestamenti geotecnici di tutela: manufatti funzionali moderni, spesso confusi con evidenze archeologiche per via della loro forma regolare e della posizione suggestiva.
È fondamentale sottolineare che si tratta di un collegamento solo esterno alla tomba: non vi è alcuna comunicazione diretta con la camera funeraria.
La loro utilità, pur non essendo documentata da relazioni ufficiali riconducibili a ricerche immediate sul web, rientra nell'ipotesi tecnica più plausibile legata alla conservazione preventiva.
È importante precisare che scavare sopra un ipogeo è un'operazione delicata e costosa, e nella prassi del restauro un apprestamento di questo tipo viene progettato proprio per assolvere a più funzioni contemporaneamente, così da limitare al massimo gli interventi sul banco tufaceo.
Questi scavi superiori agiscono come veri e propri "polmoni" che tengono in vita la parte sottostante, scavata in un tufo particolarmente soggetto a sgretolamento e umidità.
Queste funzioni si articolano su più fronti:
Anzitutto, il controllo dei carichi. Importantissimo.
Pur essendo esterni, questi scavi alleggeriscono il peso che grava sulla volta interna perché vanno a rimuovere una porzione di terreno di riporto proprio nei punti più critici, sopra l'estradosso (il "dorso" esterno della volta). È come togliere peso da una schiena: non si entra nel corpo, ma si riduce insomma, il carico che lo schiaccia.
Inoltre, creano dei punti di ispezione da cui i tecnici possono verificare, senza intervenire dall'interno, lo spessore e lo stato di salute del banco tufaceo.
In secondo luogo, la gestione delle acque. Anche questo, elemento importantissimo.
Due scavi rettangolari "chiusi" possono mitigare l'acqua perché funzionano come pozzetti di raccolta e ispezione: intercettano l'acqua piovana che percola nel tumulo prima che raggiunga la volta, la convogliano (spesso tramite drenaggi invisibili sul fondo) lontano dalla struttura e permettono di controllare eventuali ristagni.
A questo sistema potrebbe appartenere anche un tubo in ferro arrugginito che si intravede più i lontananza, ben infisso verticalmente tra il prato della calotta, che potrebbe ricordare un pozzetto o uno sfiato di drenaggio.
Questi scavi impediscono, in sostanza, che l'umidità arrivi per infiltrazione, a danneggiare le superfici interne.
Infine, possono fungere da punti di ispezione e protezione, appunto come accennavo sopra. La staccionata delimita in effetti in questo caso, proprio un'area tecnica che funge da "cuscinetto" tra il calpestio esterno e la struttura ipogea.
Questi incassi permettono dunque ai tecnici di monitorare lo stato di salute del banco tufaceo dall'esterno come fessurazioni, umidità della roccia ma anche radici, evitando interventi invasivi all'interno della camera funeraria.
Di fronte a evidenze così regolari, la tentazione è sempre quella di gridare alla scoperta. E invece, in archeologia, il primo strumento è il dubbio metodico: si osservano i margini, si cercano le tracce di lavorazione, si confrontano i materiali.
Un taglio netto, un laterizio moderno, un fondo in cemento non sono dettagli ma sono firme ed imparare a riconoscerle è ciò che separa la suggestione dalla lettura corretta del paesaggio, restituendo al Sito la sua stratigrafia vera, fatta anche di interventi contemporanei.
Un tumulo in terra, per quanto monumentale, è una struttura fragile. Dilavamenti, radici, peso proprio e vibrazioni lo compromettono lentamente, dall’alto. Intervenire sulla calotta, quindi, è spesso l'unico modo per non dover intervenire, domani, dentro la camera funeraria.
Questi presidi non raccontano una storia antica, ma raccontano una scelta moderna, consapevole e reversibile; proteggere senza scavare, consolidare senza ricostruire, monitorare senza esporre.
La continuità con le opere di sostegno è evidente se si osserva il dromos stesso, oggi pesantemente modernizzato per la fruizione turistica, con pareti consolidate in cemento, intonaco grezzo, scatole elettriche e una tettoia in coppi moderni a protezione dell'ingresso. I rettangoli sulla sommità non sono altro che i terminali che amplificano a trecentosessanta gradi un circuito generale di "Intervento" vario o complesso.
Vere e proprie "finestre tecniche" attraverso cui l'archeologia si intreccia con la necessità moderna di preservazione.
Comprendere dove finisce l'antico e dove inizia l'intervento di tutela è il primo passo per una divulgazione seria. Perché la vera competenza sta anche nel riconoscere il lavoro silenzioso della conservazione. Queste "finestre tecniche" testimoniano con la loro presenza l'elevato livello di pregio di un Sito Archeologico.
Per questo analizzarle, significa oggi per me guardare all'Archeologia come ad un organismo vivo, che ha bisogno di presidi, manutenzione e intelligenza, per raggiungerci in modo permanente.
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Scavo moderno, Archeologia della Conservazione, Presidi Ciechi sulla Collina che sovrasta una Tomba Etrusca
Scavi Geotecnici con muro a correre al di sopra di un Ipogeo Funerario
Opere di messa in sicurezza: Scavi di Monitoraggio e alleggerimento del terreno sopra la Tomba
Tutela e Archeologia Conservativa di una Tomba Etrusca con Dromos
Video: Presidi e Intercapedini di Scarico su Tomba Etrusca