CASTELLO  DEL  FORELLO:

L' IDENTITA  DI  SAN  LORENZO 

SVELATA  CON  I  REGISTRI  MANOSCRITTI  INEDITI

La Gola del Forello è rappresentata da una fenditura profonda e spettacolare tra i monti che corrono da Acqualoreto all'attuale Civitella del Lago corrispondente all'interno della nostra indagine storica al "Plebato di San Gemini di Massa" e si manifesta a noi come un canyon calcareo a picco sul Tevere, detentore di un aspro sistema di fortificazioni e antichi presidi medievali costruiti in una fitta rete molto densa e articolata che scioglieremo per alcuni punti salienti ora insieme.


Muovendoci a circa tredici chilometri da Todi, a sinistra della strada Todi-Baschi (SS. 448) nei pressi del santuario della Madonna della Pasquarella, la gola del Forello svela il suo volto più aspro; è qui che, arroccato su un alto sperone di roccia che domina il canyon, si apre l'antico scenario monumentale del Castrum Forello.


Qui sono custodite le testimonianze storiche del Castello e della sua Chiesa interna, intitolata esattamente a San Lorenzo. Il Castrum Forello resiste oggi in porzioni estremamente esigue su quell' alto e sconnesso sperone di roccia, lungo un sentiero inghiottito dal bosco, caratterizzato oggi dalle uniche porzioni residuali delle cortine murarie e delle strutture superstiti legate alla chiesa di San Lorenzo.

IL METODO E LA RICERCA: L'ESPERIENZA D'ARCHIVIO 

Per questa pubblicazione ho scalato le vette piu alte che nel caso specifico vogliono enfatizzare prima di tutto il vero peso che assume la ricerca storica partendo dalle fonti primarie antiche, imprescindibili ed essenziali per comprendere la vera identità e valenza dei beni archeologici che ci circondano ma non solo, perchè chiaramente, quando si ha a che fare con fonti di archivio, qualora si scelga di effettuare una ricerca, non conta sempre e solo l'antichità di un documento, ma anche la capacità di lettura critica che  riponiamo in esso. Ovviamente ben diverso è poi il caso in cui non dovesse esser aperta nessuna fonte, rischiando di perpretare informazioni per derivazioni indirette anzichè dirette.


E' per questo che tale esperienza che mi ha avvicinata molto a quel dictat a me caro contenuto nel messaggio cristologico "duc in altum".
Sicuramente all'inizio sono incorsa in una dispersione di energie, ma tutto ha segnato un'esperienza straordinaria. Respirare l'aria di un archivio è qualcosa che ci avvicina a vicissitudini storiche che diciamocelo, troppo spesso purtroppo rischiano di risultare ostiche, a noi lontanissime ed astruse.


Vedere appassionati curvi su manuali sfogliati con un paglio di guanti o il recarmi timidamente dinnanzi ad un brogliardo con una matita in tasca lasciano la consapevolezza che qualsiasi sarà la tua ricerca in quella sala, starai affrontando la tua "intervista con la storia" proprio come la Fallaci.
Al posto di "Kissenger" i miei primi interlocutori sono stati i sommarioni e i brogliardi più recenti da cui ingenuamente ho sperato dapprima di forzare un titanico approccio a ritroso che potesse tradire legami con la titolazione esatta della Chiesa diroccata del Forello, inglobata nelle mura altretranto diroccate del Castello del Forello, ma ahimè, per quanto fulgida o nobile potesse pur essere in potenza l'azione, ha inevitabilmente subìto inevitabili interruzioni.


I coltivi ormai completamente ridotti a bosco da frutto hanno preso il sopravvento nell'occultazione del dato.


Per quanto risalire a famiglie sroriche come quella dei Castellani e dei Giannini legate alla Contrada Forello sia entusiasmante, non poteva essere ancora di aiuto vero.


Non solo, non nego di aver anche bussato a porte a cui nessuno ha aperto e di aver passato intere mattinate in biblioteca su altri volumi e copie anastatiche ottenute dai preziosi prestiti interbibliotecari di cui ringrazio la Diocesi di Foligno per l'accordo, un'esperienza anch'essa molto importante, arricchita da un altro testo illuminante, ovvero Catasti e storia della proprietà terriera di Renato Zangheri, custodito gelosamente nello vetrina dello studio di mio padre, una lettura imprescindibile per passare dai grandi sistemi storici alla chiave di lettura metodologica, utile a inquadrare la materia nella sua interezza.


Si rendeva tuttavia necessario giungere ad una svolta decisiva.

È cosi che scelgo di rivolgere la mia attenzione alle ultime fonti implementative che prontamente aprono alle indagini mirate di cui avevo bisogno.


Scopro così che quella rovina così ben nascosta sul lato posteriore del profondo precipizio del castello del forello è l'abside superstide con monofora della Chiesa di San Lorenzo, eh si, ho detto proprio "San Lorenzo", presso le rovine stesse del Castello del Forello che la inglobano totalmente in modo impercettibile perchè strategicamente arretrate e confuse nella vegetazione.


Quando giungo all'archivio del Comune di Todi per esaminare le fonti più antiche in assoluto, la ricerca compie finalmente il salto di qualità che attendevo da tempo.


La curiosità che mi ha permesso di indagare e risalire alla titolazione reale di questa Chiesa mi ha fornito le prove che cercavo. Spulciare le fonti primarie, proprio per non rischiare di incorrere in un copia e incolla di terzi senza un pregresso personale così come rischiare di ritrovarmi a riassumere paragrafi vari estrapolati qua e là senza percepirne un collante vero e proprio o peggio ancora rischiando di produrre erronee attribuzioni a Santi maggiormente noti e calzanti per un approccio narrativo che comunque non ha mai avuto ascendente su di me, mi ha portata ad esplorare per intero i fondi documentari.

 
Dal prezioso manoscritto del Fondo del Canonico Giambattista Alvi che racchiude il monumentale Dizionario Topografico Tudertino e la preziosa raccolta di libri di riforme, catasti e memorie d'istrumenti, fino al Fondo Luca Alberto Petti, che custodisce l'altro fondamentale manoscritto del Catalogo delle Chiese, Benefizii, Ospedali, Monasteri e luoghi ecclesiastici della città e diocesi di Todi dal 1399 al 1409 curato da Pietro Bolognini. Ma anche l'antico registro dei fuochi (segnato in copertina all'Armadio III, N° 13, e comprendente le sezioni 1290, 1291 e 1292), le cui carte interne documentano in modo inconfutabile la presenza e la fiscalità del Castro Forello fin da quegli anni.

 
Fonti più recenti di fine novecento uniformano inoltre la titolazione della Chiesa del Castello del Forello riportandola allo Stesso Santo, Lorenzo, evidenziandone l'assoluta continuità storiografica.


Perché si possa accedere direttamente a tali fonti comodamente da casa attraverso questa lettura, ho corredato la mia indagine con un dettagliato apparato iconografico in calce, che include fotografie e macrofotografie delle righe dove viene esplicitata la titolazione esatta a "San Lorenzo" in relazione al Castrum Forello. A completamento di questo percorso, le stesse fotografie sono inserite in un vero e proprio "viaggio documentario" video.


LA VITA RELIGIOSA E LA PARENTESI DI SANT'ONOFRIO: 

A completare il quadro storico della vita religiosa del complesso interviene un ulteriore riscontro documentario: la presenza di S. Onofrio del Forello, ricordato nei manoscritti come "membro" del monastero di S. Romana, il quale vi teneva un eremita per custode. Sebbene di questo specifico luogo non siano state trovate tracce materiali autonome, le fonti indicano che si trattava probabilmente di una Cappella laterale della Chiesa di San Lorenzo del Forello, rispondendo l'abbinamento dei due culti a una consuetudine tradizionale. Tale legame trova ulteriore conferma nei documenti d'archivio, come attesta il Liber Bullarium (1742) attraverso l'esplicita menzione di benefici co-intestati come il "Beneficio ad vel sub S. Laurentii et Honuphri".


LA CONSISTENZA ECONOMICA, I CATASTI E IL CONTROLLO MILITARE:

Posto alla sommità di un'erta salita nota come "Straccalasini" e al vertice di un triangolo formato dai paesi di Civitella e Acqualoreto, nel Medioevo il Forello era uno dei castelli più muniti e inaccessibili del comune di Todi. Nel 1290 contava 16 fuochi, circa 75 anime, che vivevano principalmente dei proventi dell'agricoltura e dei frutti della comunanza della Massa.


​L'antichità dell'insediamento emerge chiaramente dai catasti e dai patronimici: già agli inizi del Duecento vi era una vita fiorente, testimoniata dalla partita catastale intestata a Nallo di Giovanni e a suo figlio Seppolo "de Furello", proprietari di oltre trenta appezzamenti di terreno estesi fino alla tenuta di Salviano. Gli uomini del Forello, contadini e pastori abituati a vivere a contatto con il pericolo, sorvegliavano giorno e notte l'unica strada a strapiombo sul Tevere che permetteva di valicare la gola, condividendo il controllo del passo insieme agli uomini dello Scoppietto, di Salviano, di Civitella e di Monticelli.


IL DECLINO E LE LEGGENDE DEL TERRITORIO:


​Il Castello perse progressivamente importanza in seguito alla "bufera" delle campagne militari del cardinale Albornoz e alla perdita di autonomia della città-stato, vedendo cessare la sua funzione di sentinella della strada e riducendosi a ruderi alla fine del Cinquecento, con la stessa chiesa di San Lorenzo ormai scomparsa al suo interno per il ruolo religioso.

​Intorno a questo scenario aspro e solitario fiorisce una fitta trama di tradizioni e leggende popolari: dal sentiero di Straccalasini,  teatro di incontri spettrali e figure demoniache,  alla suggestiva grotta dell'Infernaccio, fino al mito del tesoro nascosto tra i ruderi della vecchia chiesa e sorvegliato dal diavolo in forma di toro ringhiante.


IL SISTEMA DEL FORELLO: IL LEGAME TRA IL CASTELLO, LA CHIESA DI SAN LORENZO E L'EREMO DI S. MARIA DELLO SCOGLIO:

Il filo rosso che unisce la Chiesa Castellana di San Lorenzo al Santuario di S. Maria dello Scoglio, noto in seguito come la Pasquarella, si svela attraverso un sistema territoriale, economico e giurisdizionale unitario.

Entrambi i luoghi sacri gravitavano infatti all'interno della medesima matrice ecclesiastica di controllo, ovvero il Plebato di San Gemini di Massa, inserendosi in una fitta rete spirituale che presidiava l'intera dorsale della gola.


​Dal punto di vista etimologico e documentario, la Chiesa della Pasquarella era chiamata originariamente e costantemente fino al 1475 con il nome latino di S. Maria de Scopulis o di Scopio. Il termine Scopulis (derivante dal greco Skòpelos) indicava propriamente un luogo elevato, una vetta sassosa, una rupe o uno scoglio, riflettendo esattamente la variante geografica e la posizione del santuario su una roccia sporgente. All'interno dei catasti del Castrum Forello del 1323 compaiono inoltre analoghe varianti toponomastiche e territoriali della zona, come Scopplus Artus e Scoppus Avvoltoiois.


​La connessione profonda tra il Castrum e l'Eremo trova un riscontro inequivocabile nei documenti d'archivio. Poiché i beni ecclesiastici godevano di esenzione fiscale e non venivano registrati direttamente nei ruoli generali del Comune di Todi, la loro reale consistenza è stata mappata attraverso le quarantasei partite catastali dei terreni circostanti che confinavano con i beni dell'Eremo. Tra i proprietari di questi fondi compaiono gli stessi abitanti e notabili del Castello, come Seppolo di Nallo, descritto nei documenti come massaro del Castello del Forello, insieme a Nallo di Giovanni e ad altri membri della comunità locale.
​Questo aspro contesto montano fu teatro di una straordinaria opera di trasformazione del paesaggio. All'inizio del Basso Medioevo, la lotta contro le foreste ha rappresentato il primo e immane lavoro per i contadini: le terre coltivate erano ridotte a piccole radure strappate ai boschi fitti delle montagne del Forello, mentre il legname costituiva il materiale da costruzione per eccellenza.


​La chiesa di San Lorenzo, protetta dalle fortificazioni del Castello, e S. Maria dello Scoglio, abbarbicata sulla rupe, non erano dunque entità slegate, ma i due poli complementari di un unico micro-sistema montano: il cuore politico-militare e religioso del Castello da un lato, e il fulcro eremitico, votivo e di bonifica agraria dall'altro, i cui confini terrieri si fondevano indissolubilmente con la vita quotidiana dei residenti del Forello.

IL BRIGANTAGGIO E LA PERICOLOSITA' DELLA GOLA:

Il radicamento storico di episodi di criminalità e aggressioni lungo la via d'acqua e di terra del Forello trova riscontro non solo nella memoria popolare, ma in precisi documenti d'archivio.


Nell'archivio storico di Todi è conservato un fascicolo del 1813 relativo al carteggio sui briganti (con tanto di bando per una taglia di 300 scudi), che documenta come la salita di Straccalasini e la zona della Pasquarella fossero teatro di agguati, come quello in cui il capo brigante D. Felice Battaglia fermò un viaggiatore diretto a Todi.


Un episodio analogo è registrato molto più anticamente nella visita pastorale del 1576 fatta eseguire da A. Cesi, in cui si annota che, trovandosi il luogo allora deserto e incolto, alcuni briganti spogliarono e depredarono un cittadino di Todi di passaggio.


Le testimonianze raccolte sul campo ricordano bande organizzate di malviventi,  come quella proveniente da Casemasce o gruppi locali fino a sessanta persone, che costringevano i viandanti a cucirsi i soldi nel colletto della camicia per sfuggire ai saccheggi prima di tornare ai lavori campestri.

LE TRADIZIONI DEMONIACHE, I MITI E L'NFERNACCIO:

​La natura impervia del canyon e la solitudine dei luoghi hanno alimentato nei secoli una fitta trama di leggende popolari, che i documenti definiscono con toni evocativi come un "terribile fossato" (nelle laudi, Jacopone da Todi) o un luogo "tetro ed orrido".

IL BUCACCIO DELLA STREGA:

Il Forello è popolarmente chiamato in questo modo poiché da questa gola giungevano i temporali provenienti da scirocco, legando l'elemento meteorologico a superstizioni e credenze locali.


LA GOLA DEL FORELLO E LA VIABILITA' STORICA:

La strada che collegava Todi e Civitella attraverso la gola era un asse strategico fondamentale, protetto da fortificazioni e custodito dagli uomini dei Castelli circostanti.


L'identificazione del "terribile fossato" di Jacopone da Todi:
Grazie all'analisi dei catasti e dei documenti d'archivio, il celebre "fossato di Regoverci" citato da Jacopone da Todi nella Lauda XLVIII trova riscontro nell'odierno fosso della Pasquarella.


Il ruolo strategico e spirituale dell'Eremo di Santa Maria dello Scoglio:
Situato nel punto più impervio del percorso, l'Eremo fungeva da avamposto spirituale e "trincea" protettiva per pellegrini, mercanti e viandanti contro le insidie della natura e del maligno.

EVENTI STORICI DOCUMENTATI:

Nel corso del Trecento la gola fu teatro del passaggio di importanti personalità e truppe, tra cui l'armata imperiale di Ludovico il Bavaro nel 1328.
Le leggende demoniache e lo Scoglio dell'Altore: La percezione "sinistra" del canyon ha alimentato nei secoli racconti su grotte abitate da demoni e sullo Scoglio dell'Altore, luogo associato a presenze malefiche.


IL MITO DEL DRAGO: (1458-1459):

Le cronache locali tramandano l'apparizione di un grande drago uscito dalle grotte di Santa Romana e la conservazione di una reliquia di costola di drago a Todi.

IL FOLKLORE DEL BASILISCO: IL SASSO DEL SERPENTE

Tra Campi e Torre Luca viene ricordato un masso tufaceo con l'impronta di un serpente (il mitico Regolo o Basilisco), simbolo di Satana nella cultura medievale.

LA DECADENZA TRA CINQUECENTO E SEICENTO:

I documenti registrano la crisi del santuario legata all'abbandono di Civitella, al calo demografico, alla peste del 1526 e al passaggio della Chiesa alla commenda della curia romana.


IL SENTIERO DI STRACCALASINI:

Lungo questo erto percorso che unisce Civitella a Todi, i racconti tramandano incontri spettrali con il demonio sotto le sembianze di un "nero prete" con gli occhi di fuoco. Nello stesso tratto, la leggenda vuole che un toro ringhiante faccia da guardia a un favoloso tesoro sepolto tra i ruderi della nostra antica Chiesa di San Lorenzo.


L'INFERNACCIO:

Alla sbocco della gola, dove le acque del Tevere formano una lugubre caverna, si ambienta la famosa leggenda del contadino Agabito e delle anime del Purgatorio che custodivano una grande quantità di denaro.  Svanirono nel nulla dopo l'intervento del demonio che fece irrompere le acque del fiume.

Tra le carte polverose degli archivi e le asprezze calcaree del canyon, il Castrum Forello e la sua Chiesa di San Lorenzo smettono di essere meri toponimi sbiaditi per riconquistare la loro autentica fisionomia storica.

Il Castrum Forello incorniciato nel suggestivo scenario del "Bucaccio della strega" ci restituisce una storia che emerge a scanso di ogni fraintendimento e svelando tutta la sua intensità.

Un luogo di aspro stampo militare e strategico dove la pietra e la fede servivano a sopravvivere alla guerra.