MURO  ROMANO  IN  OPUS  CAEMENTICIUM

 

Questo brandello di Muro Antico e' un Muro Romano.

Oggi purtroppo presenta delle fratture evidenti al centro e non si conoscono ulteriori elementi storici utili per uno studio d'insieme.

La Parete si protrae per qualche metro e termina svincolata da tutto il resto. Sarà forse appartenuta alla costruzione di un'antica Villa di cui oggi è andata distrutta tutta la restante parte? Potrebbe forse aver avuto a che fare con un antico acquedotto?

Non è possibile risalire ad un'ipotesi di questo tipo mentre intanto ci si interroga ugualmente sul ruolo di una sorgente posta al di sopra di esso.

L'acqua potrebbe essere stata incanalata in qualche modo proprio attraverso questa sorgente fino al nostro muro?

Una piccola perla di storia che l'estetica sembra rimandare all' "opus incertum" in particolare, e che sicuramente si contrappone ad altri stili di "opus" tra cui l' "opus quadratum" affrontato nell'occuparmi ad esempio di Manziana, attraversata in lungo e in largo con le sue Nicchie Oscure, con il suo Zolfo Prezioso ma anche appunto con la sua tecnica costruttoria romana, oltre che ancora con la sua acqua mineralizzata attraverso il "Ponte del Diavolo", anch'esso tra l'altro, con fratture molto evidenti.

Ciò che vediamo tuttavia in superficie come opus incertum, caratterizzato dunque da questo pietrame irregolare posato a vista, costituisce in realtà il paramento esterno di una struttura massiccia realizzata internamente in opus caementicium. 

Si tratta del celebre calcestruzzo romano ottenuto colando una potente miscela di malta di calce, pozzolana e inerti all'interno di casseforme.

È proprio questa procedura tecnica all'avanguardia così densa e tenace che ha permesso a questo muro di resistere nel tempo e di giungere fino a noi, nonostante l'assenza di collegamenti strutturali e le profonde fratture causate dal tempo e dalle radici.

Analizzando l'ipotesi della sorgente bisogna specificare che nel sistema ingegneristico romano la presenza di una sorgente in quota non era mai frutto di un dettaglio casuale. Spesso infatti i muri di contenimento o i frammenti isolati nei pressi di vene d'acqua, venivano impiegati come strutture di captazione, vasche di decantazione o piccoli muraglioni di terrazzamento e sbarramento per imbrigliare il flusso, rallentarlo o indirizzarlo verso insediamenti rustici di valle, prevenendo collassi del versante.

La solitudine di questo frammento murario apparentemente svincolato oggi da ogni contesto e inghiottito dalla vegetazione, non deve trarre in inganno.

Nel mondo rurale romano in effetti, le campagne ererano abitate da una fitta rete di piccole strutture produttive come fattorie o ville rustiche o avamposti agricoli.

Di questi complessi, edificati con materiali meno monumentali rispetto ai grandi edifici urbani, non è rimasto quasi più nulla in superficie, se non brandelli di muri o fondazioni.

Questo muro spezzato è l'ultimo testimone silenzioso di un paesaggio ben antropizzato e vissuto, dove ogni metro di terra era organizzato e messo a sistema.

Mi sono spostata questa volta dalla Tuscia al cuore verde dell'Umbria, un territorio plasmato da una complessa geologia costituita da rilievi calcarei, faglie ed abbondanti vene sorgive.

Qui l'architettura romana doveva fare i conti con la natura carsica e marnosa del suolo.

In questo contesto, la presenza di questo muro antico e spezzato si inserisce insomma in una intensa rete di infrastrutture rurali e montane, spesso legate a piccoli impianti produttivi o a sistemi di regimazione delle acque, dove la perizia dei costruttori doveva adattarsi a pendii instabili e falde acquifere in costante movimento.

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